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Editoriale Il Cacciatore italiano n. 6/2019

Nel nome della Caccia

Questi primi mesi del nuovo mandato sono stati veramente intensi e hanno richiesto una attenzione quotidiana e un impegno - personale e di tutta la struttura - non indifferente. Moltissime energie sono state indirizzate ad anticipare ove possibile e contrastare se necessario i consueti attacchi ai calendari venatori o le più o meno fantasiose interpretazioni di parte del ministero dell’Ambiente, che nemmeno in questa occasione sono mancate, con richieste di restrizioni o addirittura chiusure nei confronti di varie specie senza che ci fossero giustificati motivi a sostegno. Spiace, ma non si può non sottolineare l’atteggiamento di chiusura nei confronti della caccia espresso dall’attuale ministro, e che sicuramente sta alla base del rinnovato impegno profuso nelle crociate ideologiche degli animalisti che si sentono evidentemente “spalleggiati” se non incoraggiati da queste posizioni e lo dimostrano con un intenso uso strumentale dei ricorsi al Tar.
In questo panorama, essenziali si sono dimostrate ancora una volta le consulenze e le memorie tecnico-scientifiche sviluppate dagli Uffici tecnici di Federcaccia nazionale per fornire una corretta interpretazione di normative e regolamenti e dare gli ultimi dati aggiornati sulle specie cacciabili, inviate alle nostre Federazioni regionali e agli Assessorati e Uffici caccia delle Regioni.
Altre, ancora più articolate e approfondite, sono diventate le argomentazioni sulle quali costruire gli interventi giuridici in tutti i casi di ricorso ai Tar e al Consiglio di Stato in cui Federcaccia, spesso unica associazione venatoria nazionale costituitasi al fianco delle Regioni e delle Aavv regionali, non ha risparmiato risorse di tutti i tipi, guardando solo alla tutela dei cacciatori italiani, senza pensare a che tessera avessero in tasca, così come ha sempre condiviso le sue conoscenze con le altre “sorelle”, anche quando sapeva benissimo che qualcuna si sarebbe comportata piuttosto da “sorellastra”.
Assai ingeneroso e falso quindi - passatemi l’invito alla riflessione, che non vuol essere polemico - anche il brutto vezzo di molti appassionati di considerare tutte le Aavv uguali e impegnate solo ad assicurare la propria sopravvivenza.
Ma la partita non può essere giocata solo in difesa. Si è rafforzato così il confronto quotidiano con gli altri portatori di interesse - agricoltori in primis - e con il mondo politico a tutti i livelli, in Italia e in Europa. La voce dei cacciatori italiani deve arrivare forte anche in quella sede, che sempre più condiziona la nostra vita quotidiana e le nostre attività, caccia compresa, con le sue decisioni. Ma ricordiamoci che spesso, specie in campo ambientale e venatorio, il nostro Paese recepisce solo le restrizioni, tagliandoci fuori dalle altrettante opportunità offerte.
Parlando di queste ultime, sono particolarmente orgoglioso di presentare una importante iniziativa alla quale FIdC ha dato il maggiore contributo in termini di ideazione e di proposta: il Progetto Life “Perdix” per il recupero della starna italica, che ha avuto inizio ufficialmente quest’anno e si protrarrà fino al 2024. Si tratta, credo sia importante sottolinearlo, del primo Life ambientale che vede protagonisti i cacciatori italiani, finalmente al pari dei nostri colleghi europei.
L’obiettivo è reintrodurre la starna nel Mezzano (un nome che ha fatto la storia della cinofilia e della caccia italiane), ma soprattutto recuperare geneticamente una sottospecie - la starna italica - dichiarata estinta allo stato naturale.
Come evidenzia l’articolo nelle pagine che seguono, Federcaccia avvertiva il dovere morale e culturale di salvare questo patrimonio italiano di biodiversità e come cacciatori siamo orgogliosi e felici di collaborare direttamente alla realizzazione di un grande progetto europeo su una specie simbolo della caccia italiana. Un traguardo che se raggiunto vedrà tutti vincitori: il mondo venatorio, l’ambiente, la società intera.
Ecco. Questo è un altro esempio di quella caccia utile che non mi stancherò mai di sostenere e diffondere, che ripaga di fatiche e, in qualche caso, delusioni. Perché essere associazione venatoria oggi non può essere solo fare tessere assicurative e difesa di categoria. Serve una visione globale e la volontà di portare la caccia a essere protagonista attiva in tutti gli aspetti della vita del Paese. Federcaccia le ha. E gli altri?

Massimo Buconi


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