La Regione Toscana ha promosso nei mesi scorsi un importante momento di dialogo tra mondo venatorio, tecnico, agricolo e Istituzioni in merito al Regolamento europeo di Ripristino della Natura (Nature Restoration Law) e al suo stato di attuazione. Dagli interventi e dal documento conclusivo emerge però la preoccupazione per il mancato coinvolgimento di queste categorie da parte dei Ministeri competenti, come previsto dalla stessa Commissione Europea. Coinvolgimento che il mondo venatorio non fa mai mancare sul piano della gestione faunistica, della conservazione delle tradizioni, della tutela ambientale come testimoniato dal nostro consueto viaggio sul territorio nazionale, che in questa occasione si ferma in Puglia, dove abbiamo intervistato il Consigliere nazionale FIdC Mario Basile e il Presidente regionale Federcaccia Luigi Scalera. Gestione che su questo numero si occupa delle strategie per effettuare un efficace controllo dei corvidi, specie che predano in modo particolare i nidi e le covate dei fagiani. Sul fronte sportivo invece prosegue a passo celere l’avvicinamento al Centenario della Fitav, con una panoramica sulle imprese del Gruppo Sportivo dei Carabinieri, che nel corso degli anni ha schierato nomi celeberrimi e ha conquistato allori prestigiosi. E poi focus su un’importante novità: l’istituzione di una Commissione – Fitav Women’s Committee – che ha la finalità di promuovere e valorizzare la partecipazione e la tutela della figura femminile nel tiro a volo. Mentre in ambito Fidasc abbiamo voluto dedicare uno spazio a due atleti, o meglio due campioni del tiro sportivo: Monica Anna Neri e Gazmir Gjishti e al direttore di gara delle razze da ferma Elio Trani, che ricopre anche il ruolo di Presidente di Fidasc Lazio. Ma le nostre letture, come ben sapete, sono molte altre…
Sommario
PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini
CACCIA
NEWS – a cura della Redazione
CONVEGNI
Da Firenze un richiamo sulla Nature Restoration Law – a cura della Redazione
DALLA PUGLIA
Intervista al Consigliere nazionale Mario Basile e al Presidente regionale Luigi Scalera – a cura di Anna Ardifuoco
ARMI E ACCESSORI
Generazione X – di Marco Ramanzini
RIFLESSIONI
Il cacciatore nel tempo che cambia – di Simone Capriotti – Giovanni Forza
GESTIONE
Un efficace controllo dei corvidi – di Roberto Mazzoni della Stella
STORIE D’ARCHIBUGERIA
Zaccaria, Corombelle e gli altri – di Roberto Aguzzoni
CULTURA
L’isola di Montecristo ai tempi della Corona d’Italia – di Barbara Biggi – Carlo Romanelli
LETTURE
“Trenta anni di caccia” – a cura della Redazione
TIRO A VOLO
COACHING
La via della felicità – di Giorgio Fabris
BIOMECCANICA
Postura e gestione del carico nel tiro a volo – di Riccardo Monzoni
FORMAZIONE TECNICI
Nuovi Ufficiali di Gara crescono in Lombardia – di Mara Strada
INSERTO FITAV
LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi
VERSO IL CENTENARIO
Le imprese della Fedelissima – di Massimiliano Naldoni
SETTORE ARBITRALE
Per chi suona il campanello – di M.N.
COMMISSIONI FEDERALI
Fitav Women’s Committee – di Michelangelo Lombardi
SETTORE PARALIMPICO
Il para-trap in terra friulana – di M.L.
ASSOCIAZIONI SPORTIVE
Tav Porpetto: eccellenza italiana dal 1988 – di M.L.
INIZIATIVE
Con Fitav First i primi passi in pedana – di Francesca Domenichini
INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc
A CACCIA DI SPORT – di Felice Buglione
CINOFILIA SPORTIVA
24° Campionato italiano Praemium
Intervista a Elio Trani
TIRO SPORTIVO
Monica Anna Neri e la passione di famiglia
Gazmir Gjishti, campione di tiro a palla e di campagna
TIRO DI CAMPAGNA
12° Campionato italiano a 50 metri
Editoriale
Quando l’ideologia uccide l’umanità
Siamo disposti a tollerare una società dove la morte o l’incidente occorso a un essere umano vengono celebrati in nome di una presunta superiorità morale, fisica, religiosa, di orientamento
sessuale o altro?
L’incidente di Magione, in provincia di Perugia, in cui hanno perso la vita due giovani fratelli mentre cercavano di recuperare un volantino da richiamo per la caccia al colombo che stavano addestrando, ha scosso profondamente l’opinione pubblica locale e non solo.
La morte di due ragazzi, giovanissimi, è una tragedia assoluta, un vuoto incolmabile per una famiglia e una comunità. Tuttavia, nel momento in cui la notizia si è diffusa, le bacheche social si sono riempite di commenti che definire vergognosi è un eufemismo: non solo insulti alla memoria dei defunti, ma la rappresentazione concreta del fallimento del senso civico. Aldilà del caso specifico, il fenomeno richiede una riflessione attenta da parte delle Istituzioni e dell’intera collettività: siamo disposti a tollerare una società dove la morte o l’incidente occorso a un essere umano vengono celebrati in nome di una presunta superiorità morale, fisica, religiosa, di orientamento sessuale o altro? E si può andare oltre: l’odio che ha colpito i fratelli di Magione è lo stesso rivolto ai medici per le scelte terapeutiche, ai ricercatori scientifici impegnati nella sperimentazione o ai veterinari, rei di non essere sacerdoti laici al servizio – gratuito magari – degli animali. È una “democrazia dell’insulto” dove la competenza e il dolore vengono calpestati dall’ideologia personale o dal dogma del momento. L’odio social, rimanendo nel nostro campo, non colpisce solo chi imbraccia un fucile; colpisce chiunque non si allinei a certi dogmatismi o non risponda a ben precisi modelli comportamentali nei confronti di animali e ambiente. Il mondo agricolo e dell’allevamento è diventato l’altro grande fronte di questo conflitto digitale. Associazioni come Coldiretti e Confagricoltura ad esempio, denunciano da tempo come agricoltori e allevatori siano fatti oggetto di attacchi feroci, spesso basati su una percezione distorta della natura e del ciclo della vita. L’agricoltore non è più visto come custode del territorio, ma demonizzato da un estremismo che, paradossalmente, in nome della sensibilità animale perde ogni briciolo di empatia umana. Non si tratta più di opinioni, magari espresse in modo colorito e acceso. Siamo di fronte a una deriva in cui l’ideologia animalista, portata all’eccesso, attribuisce alla vita animale un valore superiore alla pietà umana. La politica e la magistratura devono agire. Non è più tempo di derubricare questi commenti a semplici “sfoghi di fanatici”. Sono atti di violenza psicologica che colpiscono famiglie già devastate dal lutto e che istigano azioni anche fisiche, mettendo a rischio le persone e l’ordine pubblico. L’odio non è più solo un attacco alla persona, ma ha un intento – che varrebbe la pena indagare quanto pianificato e guidato – di delegittimare un’attività legale e regolamentata, spesso utilizzando tragedie personali come grimaldello ideologico. A esprimere la propria vicinanza e condannare lo sciacallaggio, anche in questa occasione è stato l’intero mondo venatorio. Ma bisogna andare oltre l’indignazione. Massimo Buconi, Presidente Nazionale di Federcaccia, ha ribadito la necessità di perseguire legalmente chiunque utilizzi i social per diffamare o gioire delle disgrazie altrui. Già in passato, Federcaccia aveva proposto emendamenti specifici volti a tutelare non solo la figura del cacciatore, ma più in generale la dignità umana di fronte alle aggressioni mediatiche. Misure che nascono dalla consapevolezza che il mondo della caccia è spesso il bersaglio di un odio che poi come ognuno di noi può verificare facilmente, si estende ad altri settori. Le proposte di FIdC non sono una difesa corporativa, ma un richiamo al rispetto della vita e del dolore, valori che devono restare al di sopra di ogni schieramento o passione personale. Se la morte di un essere umano può essere celebrata pubblicamente e il dolore di familiari e amici deriso senza conseguenze, il rischio è l’anarchia morale. La politica ha il dovere di recepire queste istanze: servono strumenti giuridici rapidi per oscurare l’odio e colpire i responsabili.
Solo attraverso una sinergia tra leggi severe, educazione digitale e fermezza associativa potremo sperare che il prossimo lutto non venga profanato dal rumore sordo di una tastiera carica d’odio.
Marco Ramanzini
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