Lo scorso 5 settembre la nostra Casa editrice ha tagliato un importante traguardo – 40 anni – che ha sancito ulteriormente il legame con Federcaccia e con le Federazioni sportive che da sempre fanno parte del nostro “background professionale”. Un lungo cammino nel segno della tradizione e ora improntato più che mai al futuro dell’informazione di settore. Un traguardo che abbiamo voluto omaggiare con un’ampia carrellata di immagini, racconti personali, contributi degli ospiti intervenuti nell’occasione ma soprattutto cercando il più possibile di far comprendere il valore di essere una “piccola grande squadra coesa”, che nel tempo ha affrontato “acque agitate” senza mai perdere la barra del timone per arrivare in porto. Quel porto sicuro che è rappresentato anche dalla certezza delle tradizioni, come quella molto ben descritta della caccia praticata in passato nella Salina di Cervia. Relativamente invece al presente, abbiamo posto l’accento su questo numero su una serie di dispositivi tecnici che nel tiro quanto nell’ars venandi possono fare la differenza nel comportamento della rosata. Stiamo parlando degli strozzatori. Mentre sul piano dell’innovazione tecnologica ci siamo soffermati su un sistema di realtà virtuale sviluppato da Michael Spada e un giovane informatico per portare alcuni elementi dell’azione di tiro anche al di fuori del campo. Senza però trascurare un focus sul ritorno del double trap in pedana e su come sono andate l’edizione 2026 dei Giochi del Mediterraneo e quella del 7° Mondiale di tiro sportivo che si è svolto in parallelo alla disputa del 6° Trofeo Modugno.
Sommario
PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini
CACCIA
ANNIVERSARI
Greentime: 40 anni di cultura venatoria e sportiva – a cura di Antonietta Maria Rimola
IL LAVORO SUL TERRITORIO
Intervista al Presidente regionale Federcaccia Sicilia, Giuseppe La Russa – a cura di Anna Ardifuoco
CONVEGNI
Giornata di studi sulla piccola selvaggina – a cura dell’Ufficio Studi e Ricerche FIdC
Migratoria: la gestione dei valichi montani – di Simone Masper
GESTIONE
Il foraggiamento dei fagiani – di Roberto Mazzoni della Stella
VETERINARIA
Patologie ortopediche: displasia dell’anca – di Angelo Gresia
CULTURA
Colombacci da sfogliare – di Barbara Biggi e Carlo Romanelli
TRADIZIONI VENATORIE
C’era una volta la caccia in salina – di Roberto Aguzzoni
TIRO A VOLO
COACHING
In pedana tra invidia e metodo – di Giorgio Fabris
DISPOSITIVI
Strozzatori: il dettaglio tecnico che fa la differenza – di Riccardo Monzoni
MANIFESTAZIONI
Il compak mondiale si è fermato a Rio Salso – di Mara Strada
INSERTO FITAV
LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi
STAGIONE AGONISTICA
XX Giochi del Mediterraneo, edizione dei record – di Michelangelo Lombardi
DISCIPLINE
Double trap, un ritorno che guarda al futuro – di M.L.
RELATA’ VIRTUALE
Il progetto Spada VR – di M.L.
SETTORE ARBITRALE
Nicola Bellanova: una vita da arbitro – di Massimiliano Naldoni
ASSOCIAZIONI SPORTIVE
Tav Fagnano: la storia e il futuro – di M.N.
Tav Foligno: la vocazione del compak – di M.N.
DELEGAZIONI PROVINCIALI
Delegati della provincia Fitav italiana – di M.N.
INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc
A CACCIA DI SPORT – di Felice Buglione
CINOFILIA VENATORIA
Intervista a Giovanni De Luca
TIRO SPORTIVO
7° Mondiale e 6° Trofeo Modugno
CINOFILIA VENATORIA
A tu per tu con Massimo Salutini
Campionato italiano Super Praemium
Editoriale
Anticaccia, ora facciamo i conti
I conti a cui ci riferiamo sono quelli, nel senso letterale e aritmetico del termine, da fare su numeri e percentuali per sfatare la propaganda animalista e non solo
No, non è una minaccia. La violenza non ci appartiene, semmai alle frange più estremiste del mondo animalista, mentre sui social abbondano intimidazioni, insulti, auguri di morte ai cacciatori e alle loro famiglie e, peggio ancora, il compiacimento per qualche incidente. I conti a cui ci riferiamo sono quelli, nel senso letterale e aritmetico del termine, da fare su numeri e percentuali. Da anni il dibattito pubblico è caratterizzato e condizionato dal teorema secondo cui la caccia sarebbe avversata dalla quasi totalità della popolazione, con percentuali che nei titoli dei giornali e nei comunicati sfiorano il 98%. Il fine è chiaro: influenzare opinione pubblica e politici; motivare le fila dell’animalismo o dell’ambientalismo abolizionista; far sentire isolati i cacciatori, spingendoli a cessare l’attività per “stanchezza”. Ad agosto sono stati diffusi i risultati del sondaggio commissionato a Ipsos Doxa da Fondazione Capellino su “Riforma della normativa venatoria e tema della biodiversità”, una delle iniziative promosse contro la caccia dalla Fondazione, che può contare sulle risorse economiche provenienti dall’azienda di sua proprietà, produttrice di alimenti per cani e gatti a base di carne, anche di selvaggina. A voi, magari, la riflessione sulla coerenza. I media si sono affrettati a dichiarare che tre italiani su quattro, il 75%, vorrebbero l’abolizione o la drastica limitazione dell’attività venatoria. Ma se andiamo a esaminare i numeri – il sondaggio è disponibile sul sito della Fondazione – la realtà che emerge non è così lineare: gli abolizionisti radicali sono il 27%. Non pochi, certo, ma il resto del campione intervistato si divide fra chi trova adeguate e da mantenere le norme in vigore; chi vorrebbe modifiche che offrano maggiore tutela alla fauna e chi ammette la caccia solo se necessaria per fronteggiare emergenze faunistiche. Sommare posizioni moderate e richieste di cambiamenti tecnici con chi è per l’abolizione totale, non è proprio fare informazione corretta. I conti, come dicevamo, non tornano. Volete, per restare in tema, la prova del nove? Chiudiamo questo numero della rivista in coincidenza con la scadenza della raccolta firme per la presentazione dell’ennesimo referendum abrogativo contro la caccia. Con le piattaforme digitali, che hanno azzerato le difficoltà delle tradizionali raccolte ai banchetti, se davvero il Paese fosse unitamente e convintamente contrario, il risultato avrebbe dovuto essere travolgente. Il 27% che si è dichiarato abolizionista radicale equivale a poco meno di 16 milioni di italiani. Invece l’iniziativa si è arenata, così come quelle che l’hanno preceduta. Sono state raccolte circa 100 mila firme delle 500 mila necessarie, cioè appena lo 0,625% degli abolizionisti radicali. E gli altri dove sono finiti? Anche considerando le firme cartacee da sommare è difficile immaginare un risultato diverso dal passato. Un dato che, al di là delle opinioni, dovrebbe far riflettere politica e società. Vogliamo poi considerare la scarsa, a volte quasi nulla, partecipazione alle manifestazioni sullo stesso tema? È evidente la distanza enorme tra l’emotività espressa attraverso i social, che fanno da capace cassa di risonanza amplificando la voce di pochi, e il sentire del Paese reale. Gli italiani, anche coloro che vivono in città, si stanno rendendo sempre più conto che la gestione di fauna, ambiente e territorio richiede scienza, non fanatismo. E questo vale per molti altri temi: dall’energia all’alimentazione; dal giudizio su molti modelli culturali ai costi di una transizione ecologica ambiziosa ma lontana dalla realtà. Un cambiamento percepibile, di cui probabilmente l’innalzarsi del conflitto e della canea è una diretta conseguenza. E allora, alla fine dei conti, cari anticaccia integralisti che inseguite l’abolizionismo totale, forse la minoranza non siamo noi. E ve ne state accorgendo.
Marco Ramanzini
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