CACCIA & TIRO n. 03/2026

Apriamo la nostra carrellata di letture a tema sul numero di marzo su un argomento che allo stato attuale rappresenta uno dei nodi più delicati e controversi del rapporto tra uomo, ambiente e fauna selvatica: la gestione del lupo. In Toscana però qualcosa sta cambiando a riguardo, perché agricoltori e cacciatori, con la collaborazione di mondo scientifico e istituzioni, hanno posto le basi per un’esperienza fondata su una progettualità replicabile in altre regioni. Così come replicabili sono le metodiche per consentire i miglioramenti ambientali delle starne utili alla loro riproduzione “al riparo” dai principali rischi di predazione. Cura della fauna e del territorio di cui ci parla anche il Presidente di Federcaccia Toscana-UCT Marco Salvadori nell’ampio reportage su questa realtà federale – che conta più di 30.000 socimettendo in luce altresì tutto ciò che è turismo, cultura enogastronomica, circuiti museali e bellezze paesaggistiche regionali. E a proposito di attività regionali, un’attenzione particolare abbiamo riservato alle iniziative che la Delegazione Fitav Abruzzo sta portando avanti per promuovere il tiro a volo tra le giovani generazioni e alle imprese talvolta leggendarie delle atlete e degli atleti d’Italia nell’ormai popolarissima disciplina del compak. Disciplina molto apprezzata è pure il field target, che mette in gioco molteplici caratteristiche proprie del tiro sportivo, al pari della giovialità, della condivisione e del fairplay. Mentre il paintball sta vivendo una fase di assestamento e conseguente consolidamento. Come testimoniato dalle parole del coordinatore nazionale Enrico Levorato.

Sommario

PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini

CACCIA

NEWS – a cura della Redazione

CONVEGNI
Biodiversità e gestione del lupo: il modello Toscana – di Matteo De Chiara

CINOFILIA
6° Trofeo Federcaccia S. Uberto e 9° Memorial Angeli – a cura della Redazione

GESTIONE
Miglioramenti ambientali per le starne – di Roberto Mazzoni Della Stella

DALLA TOSCANA
Intervista a Marco Salvadori – a cura di Anna Ardifuoco

CULTURA
Letteratura venatoria: Alberto Bacchi della Lega – di Barbara Biggi e Carlo Romanelli

RIFLESSIONI
L’essere cacciatore – di Umberto Zamboni

STORIE D’ARCHIBUGIERIA
Il fucile ad ago, antesignano della retrocarica – di Roberto Aguzzoni

TIRO A VOLO

COACHING
La nikefobia, quando vincere fa paura – di Giorgio Fabris

TECNICI
Il regista invisibile del 22° Mondiale di compak sporting – di Riccardo Monzoni

RICORDI
Il Tav La Silva ricorda Tonino D’Andrea – a cura della Redazione

INSERTO FITAV

LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi

VERSO IL CENTENARIO
Compak: venti anni di successi azzurri – di Massimiliano Naldoni

STAGIONE AGONISTICA
Friendship competition Italia-Oman – di Michelangelo Lombardi

DELEGAZIONI REGIONALI
Avviamento allo sport in Abruzzo – di Francesca Domenichini

SETTORE PARALIMPICO
Il para-trap al Quirinale – di M.L.

ASSOCIAZIONI SPORTIVE
Tav Nibbio: il futuro è giovane – di M.N.

INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc

A CACCIA DI SPORT – Felice Buglione

FIELD TARGET
Field target: rispetto della natura e divertimento

PAINTBALL
Paintball, disciplina giovane e consolidata

ENGLISH SPORTING
Il titolo Assoluto 2026 a Gregorio D’Ambrosio

TIRO SPORTIVO
La Calabria del tiro sportivo

TIRO A SEGNO

STAGIONE AGONISTICA
I Campionati europei Juniores di Burgas – a cura dell’Ufficio Stampa Uits

Editoriale

Sicurezza o burocrazia?

Quando il coltellino diventa un reato. Le ombre del nuovo Decreto sicurezza e le ricadute sui cittadini

Col nuovo Decreto sicurezza una ampia parte di cittadini da un giorno all’altro si è scoperta essere formata da potenziali delinquenti per il semplice fatto di avere con sé nel tempo libero o sul lavoro uno strumento banale come un coltello da tasca. Intendiamoci bene: non è mai stato consentito avere indosso un coltello, ma il buon senso e la valutazione del contesto in cui questo avveniva raramente hanno portato a contestazioni e soprattutto conseguenze come quelle che si prospettano ora. Sebbene l’intento dichiarato sia quello di rafforzare l’ordine pubblico e la sicurezza, l’intervento normativo per quanto concerne la parte relativa ai coltelli e in particolare quelli pieghevoli “da tasca”, appare nei fatti più una risposta emotiva a fatti di cronaca, che una soluzione strutturata. Il decreto vieta di portare con sé, anche al di fuori dei contesti urbani, coltellini richiudibili con lama superiore ai 5 centimetri dotati di blocco o apribili con una sola mano. Quel blocco lama, visto come una aggravante, in realtà non rende maggiormente offensivo il coltello, ma è un semplice dispositivo di sicurezza passiva volto a evitare la chiusura accidentale. Oggi, un banale portachiavi o un gadget pubblicitario può trasformarvi in “malviventi”.
Mentre per le lame fisse fino a 8 cm resta l’appiglio del “giustificato motivo” – formula peraltro sempre vaga e soggetta all’arbitrio interpretativo – per i pieghevoli sopra i 5 cm non si ha nessuna scusante e si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e sanzioni accessorie pesanti, come la sospensione della patente o della licenza di porto d’armi. Ma è credibile che chi delinque si lasci scoraggiare da un aggravio di pena per il porto di un coltello? Chi viola la legge, per definizione non la osserva; queste norme finiscono così per colpire esclusivamente chi la legge la rispetta e utilizza il coltello come strumento di lavoro o nella vita di tutti i giorni.
Per i cacciatori l’autorizzazione al porto durante l’esercizio venatorio non cambia, ma oltre a lasciare a casa tutti i pieghevoli con annessi accessori, come starnatori o lame a seghetto, e a impiegare prudenzialmente finché non sarà fatta maggiore chiarezza solo coltelli a lama fissa, adesso si dovrà stare bene attenti al termine della giornata di caccia a toglierli dalla tasca o dalla cintura e riporli dove non siano di immediata disponibilità e impiego. Guai entrare a prendere il caffè dimenticandoselo nel gilet.
Ma, l’addestramento cani, ad esempio, è un giustificato motivo per avere un coltello con sé? Che ne penseranno durante un controllo i Carabinieri Forestali o le Guardie venatorie? E tutte le altre attività all’aria aperta? Andate a cicoria, erbe di campo, asparagi, funghi? Sì, potrebbe essere un giustificato motivo, ma dare in mano al figlio o al nipote minorenne che ci accompagna una lama per raccoglierli farà di entrambi una associazione a delinquere? E la mela che vi portate in ufficio? Forse è meglio mangiarla con la buccia, che dice fa anche meglio.
Pensiamo poi a coloro – agricoltori, artigiani, idraulici, verdurai, fruttivendoli, fiorai ambulanti vari, ecc… – che hanno bisogno di usare una lama in qualsivoglia forma. Per loro la vita si complica inutilmente, dovendo gestire un quadro normativo complesso, dove la distinzione tra “porto” e “trasporto” e la vaghezza del concetto di “giustificato motivo” lasciano ampio margine di interpretazioni e di… errori!
E che dire dei contraccolpi su un settore produttivo d’eccellenza del Made in Italy? Distretti storici come Maniago, Frosolone, Scarperia, la produzione artigianale di regioni come la Sardegna, rappresentano un patrimonio culturale ed economico riconosciuto in tutta Europa. Queste realtà, che fondano la propria identità sulla produzione di lame di altissima qualità per collezionisti e utilizzatori legali, risentono indirettamente di una normativa che sembra guardare all’oggetto più che all’intenzione di chi lo impugna.
In attesa del passaggio in Senato per la conversione del decreto che dovrà avvenire entro aprile, l’auspicio – meglio: la necessità – è che si giunga a una formulazione più equilibrata. Una norma realmente efficace dovrebbe saper distinguere tra l’uso improprio finalizzato al reato e l’impiego onesto di uno strumento che, da secoli, accompagna l’uomo nelle sue attività quotidiane. Un approccio più pragmatico e meno legato all’emotività permetterebbe di garantire la sicurezza collettiva senza complicare inutilmente la vita di chi rispetta le regole.
Che dovrebbe poi essere, diciamolo chiaramente, il fine di ogni Stato serio.

Marco Ramanzini

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