Un successo costruito con metodo e passione. Una manifestazione di altissimo livello tecnico e sportivo. Un risultato che è andato oltre le medaglie riaffermando la centralità del nostro Paese nella cinofilia mondiale… Stiamo parlando dei Mondiali Sant’Uberto che hanno avuto come arena i terreni di Pinczów, nel cuore rurale della Polonia. Una cinofilia all made in Italy che si è espressa alla grande anche “in casa”, durante le giornate di svolgimento del noto Trofeo del Passatore che ha riunito sotto quest’egida, in un’unica grande kermesse di caccia pratica su selvaggina naturale, località e organizzatori di 3 province emiliano-romagnole e 2 società specializzate. Un “giocare in casa” che accomuna la ricerca scientifica legata al Progetto Life Perdix, basata sui criteri morfologici che vengono considerati nella scelta dei soggetti di starna italica destinati alla riproduzione nell’area del Mezzano, in provincia di Ferrara. Sul piano sportivo invece in questo numero apriamo una parentesi sull’imagery o visualizzazione, sulla corretta alimentazione, sul goal setting e sul relax: sono tra i segreti per poter affrontare al meglio il periodo invernale, oltre che propedeutici alla nuova stagione agonistica. Mentre per quella che è ormai giunta al termine, il nostro focus è su alcune interviste ai protagonisti dei Trofei delle Regioni, immergendoci poi nuovamente nel racconto del lungo viaggio verso il Centenario della Fitav, con una dedica speciale alla storia della terza disciplina olimpica, il double trap, che ha coperto appena un quarto di secolo, ma che ha consegnato agli annali talenti inarrivabili e imprese leggendarie. Gesta sportive da ricordare supportate da punteggi altrettanto memorabili, come quelli che hanno scandito il ritmo dell’8° Campionato italiano a 300 mt Open di tiro di campagna, specialità Hunting e Custom, dell’edizione numero 11 del Tricolore individuale di tiro con l’arco, “la gara per eccellenza” e del Campionato di paintball 5 Men.
Sommario
PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini
CACCIA
CINOFILIA
L’Italia del Sant’Uberto trionfa ai Mondiali in Polonia – di Matteo De Chiara
Il Trofeo del Passatore – di Roberto Aguzzoni
GESTIONE
La scelta delle starne a Bieri – di Roberto Mazzoni Della Stella
CULTURA
L’Uccelliera: un’opera straordinaria del Seicento italiano – di Barbara Biggi e Carlo Romanelli
Il Casino Riario “o di caccia” di Villa Lante – di Francesca Domenichini
TIRO SPORTIVO
COACHING
La strana coppia, lavoro & riposo – di Giorgio Fabris
PSICOLOGIA DELLO SPORT
Tiro di precisione: psicologia e concentrazione – di Riccardo Monzoni
ASSOCIAZIONI
Tav Canino, luogo di sport e di aggregazione – di Federica Ferri
INSERTO FITAV
LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi
VERSO IL CENTENARIO
Il secolo breve del double trap – di Massimiliano Naldoni
COPPA DEL MONDO ISSF
Gran finale di stagione a Doha – di M.N.
FOSSA UNIVERSALE
Il magico mondo della “5 macchine” – di M.N.
FOSSA OLIMPICA
All’Emilia-Romagna il Trofeo delle Regioni 2025 – di Jacopo Foti
COMPAK SPORTING
23 le squadre in lizza per il titolo a Foligno – di J.F.
SETTORE GIOVANILE
A scuola di tiro a volo e di vita – di Michelangelo Lombardi
DISCIPLINE
Trap 1: tempo di bilanci e di orizzonti futuri – di M.L.
INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc
A CACCIA DI SPORT – di Felice Buglione
TIRO DI CAMPAGNA
8° Campionato italiano 300 mt Open specialità Hunting e Custom
TIRO CON L’ARCO
11° Campionato italiano individuale, “la gara” per eccellenza
PAINTBALL
La Fortezza si aggiudica il Tricolore 5 Men 2025
CINOFILIA
1ª Champion’s Cup: sport di alto livello
TIRO A SEGNO
CAMPIONATI ITALIANI
Andrea Piovesana: “Questa medaglia la dedico a mio padre Stefano” – di Francesco Fabbri
Editoriale
Niente giustifica la caccia?
Quando la realtà smentisce gli slogan
C’è una sottile ironia, amara, nella recente campagna lanciata dalla Fondazione Capellino che con una bella frase a effetto, costruita più sull’emozione che sulla ragione, afferma perentoriamente che “Niente giustifica la caccia”…
A sostegno un video altrettanto emozionale, sapientemente confezionato, fatto girare sulle principali reti TV e sui social, legato anche a una petizione, promossa sempre dalla stessa Fondazione, per chiedere al Parlamento di attivarsi contro il Ddl di modifica della legge 157 attualmente in discussione.
Un’operazione di comunicazione ben orchestrata, costruita per colpire la sfera emotiva del pubblico e per ribadire un messaggio assoluto, netto, apparentemente morale. Eppure, dietro quella frase a effetto, si nasconde una contraddizione così evidente da risultare quasi grottesca.
La Fondazione Capellino infatti è l’unica proprietaria del marchio Almo Nature, un’azienda che produce e vende alimenti per cani e gatti a base di carne e pesce.
Non solo pollo, manzo o salmone, ma anche cinghiale, cervo, anatra e tonno: ingredienti che, in natura, derivano tutti da animali cacciati o allevati per essere macellati. In altre parole, chi oggi demonizza la caccia costruisce la propria attività economica e il proprio profitto – assolutamente legittimo, intendiamoci – e dunque la possibilità stessa di finanziare le proprie campagne, sul consumo di altri animali.
La differenza? Solo una questione di percezione.
Un aspetto che Federcaccia ha sottolineato immediatamente all’uscita della campagna in questione e nei giorni successivi rilanciato insieme a Fondazione Una.
Viviamo in un’epoca in cui il rapporto dell’uomo con l’animale è stato stravolto: quelli selvatici, alcune specie in particolare, sono totem intoccabili, al limite della venerazione; quelli domestici vengono umanizzati, li si veste, si portano nel passeggino, si trattano come figli. Non sono più compagni o aiuto nelle attività quotidiane, ma proiezione affettiva, surrogato emotivo, talvolta persino sostituto di relazioni umane.
L’animalismo da salotto, quello delle campagne virali e dei post indignati, dimentica che la vita, in natura, è sempre stata equilibrio fra preda e predatore, fra nascita e morte. La caccia, quella vera – regolamentata, selettiva, rispettosa dell’ambiente – è parte di questo equilibrio. È gestione, conoscenza, cultura. È un modo di vivere il territorio che presuppone rispetto e competenza, non crudeltà.
Il cittadino medio, ormai in larga parte urbano e urbanizzato, lontano dai boschi e dalle campagne, ha perso contatto con la filiera del cibo e con i cicli naturali.
Pet food a parte, chi si indigna per la caccia spesso non si pone il minimo problema a mettere nel carrello la carne impacchettata con immagini rassicuranti, presentata in modo “etico” e asettico, sugli scaffali della grande distribuzione.
Eppure, dietro ogni bistecca per la nostra tavola o ogni scatoletta per la ciotola del nostro cane o gatto, c’è sempre la vita di un animale, solo che la responsabilità morale è diluita e invisibile, delegata ad altri. Una comoda contraddizione che profuma di incoerenza morale e marketing ben confezionato.
Il cacciatore, invece, affronta la realtà senza ipocrisie. Sa che ogni prelievo comporta una vita che si interrompe, e proprio per questo rispetta la preda, la natura e le regole. Sa distinguere fra conservazione e sterminio, fra necessità e spreco.
Difendere la caccia non significa non amare o peggio disprezzare gli animali, ma riconoscere il loro posto e il nostro nel ciclo naturale. Significa accettare la responsabilità di un gesto antico che, se compiuto con etica e misura, contribuisce a mantenere gli ecosistemi, alla gestione delle specie, alla conoscenza del territorio.
È un rapporto diretto e onesto con la natura, consapevole e non mediato, lontano dalle comode illusioni di chi crede basti un hashtag o una condivisione su Facebook per essere “etico” e lavarsi la coscienza.
Forse sarebbe il caso che tutti, aziende e consumatori, prima di lanciare campagne moraliste, facessero i conti con la coerenza delle proprie scelte.
Perché, alla fine, niente giustifica l’ipocrisia.
Marco Ramanzini
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