CACCIA & TIRO n. 9/2025

Una storia lunga 125 anni quella di Federcaccia. Un lungo cammino che è stato al centro di una cerimonia ospitata a Roma nella prestigiosa cornice della Sala della Regina presso Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati. Un evento che ha ripercorso con emozione e orgoglio le tappe fondamentali della storia federale, sottolineando l’importanza della caccia sostenibile, della tutela ambientale e del ruolo sempre più consapevole del cacciatore moderno. Cacciatore moderno impegnato anche in una razionale gestione del cinghiale: se l’obiettivo infatti è la prevenzione sia dei danni agricoli che di quelli faunistici che questo ungulato provoca, il primo passo da compiere è una nuova classificazione del territorio. E a proposito di storia a cui abbiamo accennato, la dinastia degli armaioli romagnoli Zanotti ha viaggiato davvero nel tempo, se consideriamo il non trascurabile fatto che ha iniziato a far parlare di sé già nel 1625! Ma parliamo anche dell’intensa attività che quotidianamente portano avanti gli istruttori del Settore giovanile della Fitav. Un osservatorio privilegiato il loro, che consente non solo di individuare nuovi talenti ma di gettare uno sguardo panoramico al mondo Under 21 del tiro a volo. Quell’attenzione al tiro a volo, o meglio straordinaria passione, che ha animato il direttore di tiro internazionale Fulvio Zilli, a cui il friulano Tav Campoformido ha dedicato un Memorial particolarmente sentito. Così come molto partecipato è stato l’11° Campionato italiano Completo Assoluto di tiro di campagna. E lo stesso dicasi per il Mondiale di english sporting incorniciato dal rinomato impianto britannico E. J. Churchill e per il Premium su quaglie che ha visto gareggiare i migliori soggetti da ferma selezionati attraverso qualificazioni regionali e interregionali. Buone letture!

Sommario

PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini

CACCIA

NEWS – a cura della Redazione

EVENTI
Federcaccia celebra 125 anni di storia – a cura della Redazione

GESTIONE
Per una razionale gestione del cinghiale – di Roberto Mazzoni Della Stella

CINOFILIA
Coppa Italia FIdC, Sant’Uberto Under 30, Lady – a cura della Redazione

CULTURA
A caccia con la famiglia de’ Medici – di Jacopo Foti
Armaioli senza tempo: Zanotti 1625-2025 – di Roberto Aguzzoni

TIRO SPORTIVO

COACHING
I 5 sensi per migliorarsi in pedana – di Giorgio Fabris

BIOMECCANICA
Analisi biomeccanica del movimento nel tiro a volo – di Riccardo Monzoni

INSERTO FITAV

LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi

SETTORE GIOVANILE
Una cattedra in pedana – di Massimiliano Naldoni
Nuovi talenti d’Italia – di M.N.

TRAP UNO
Tutto l’azzurro del trap uno – di M.N.

FOSSA UNIVERSALE
Mondiale della Città Eterna: 12 le medaglie azzurre – di Stefano Terrosi

SETTORE PARALIMPICO
Franchetti e Vernata, intervista a due voci – di Michelangelo Lombardi

CLASSICHE
A Campoformido il 1° Memorial Fulvio Zilli – di Francesca Domenichini
L’estate del Tav San Martino – di F.D.

INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc

A CACCIA DI SPORT – di Felice Buglione

TIRO DI CAMPAGNA
11° Campionato italiano Completo Assoluto

CINOFILIA
Il Premium su quaglie

FIELD TARGET
4° Campionato italiano a squadre per Società

ENGLISH SPORTING
Al Mondiale 4 medaglie di bronzo per gli azzurri

TIRO A PALLA
4° Campionato italiano a squadre regionali

TIRO A SEGNO – a cura della Redazione

TARGET SPRINT
L’Issf World Tour di Haibach

Editoriale

Modelli di vita

Le cronache dedicate alle ferie degli italiani hanno ancora una volta evidenziato il bisogno di natura manifestato dalla nostra società, ma anche il fatto che questo si accompagna spesso all’incapacità di capire davvero ciò a cui si tende.

Dalle montagne prese d’assalto da escursionisti improvvisati in sandali e infradito a campagne, torrenti e boschi invasi da flussi di turisti che finiscono per esaurirsi alla ricerca di un parcheggio come nel centro città, il desiderio di evasione e di “ritorno alla natura” si è frequentemente tradotto in eccessi che mostrano un cortocircuito profondo fra ciò che si vorrebbe e ciò che è in realtà.
La città, d’estate come d’inverno, con i suoi ritmi e le giornate piene di impegni, spinge a cercare nella natura un antidoto e uno sfogo allo stress quotidiano. Ma ciò che si vuole e ci si aspetta di trovare in molti casi non è un ritorno all’autenticità, ma una natura trasformata in sfondo, a scenografia per selfie e performance da mostrare sui social. L’ambiente, in questa peculiare visione, viene ridotto a una sorta di parco giochi, un luogo dove rifugiarsi durante le ferie o nei fine settimana.
Sono due modelli di vita che si contrappongono: urbano e rurale, col secondo – per molti aspetti più fragile e “debole” – sempre più sotto attacco da parte di persone che pur vivendo lontane per la maggior parte del tempo, si sentono in diritto di dettare regole, comportamenti, stili di vita e valori sradicati dal contesto, creando tensioni con chi in quei luoghi è nato e vive tutto l’anno e finendo paradossalmente col logorare lentamente proprio quel patrimonio ambientale e culturale che cercavano, sostenendo di amarlo e volerlo tutelare.
Il fenomeno non è nuovo, ma si è accentuato nel corso degli anni col crescere della componente urbana della società – ormai numericamente soverchiante quella che può definirsi ancora rurale – e sotto le spinte della “fede” green che sembra aver travolto l’Occidente benestante. La cosa si manifesta a tutti i livelli: dalla denuncia al contadino perché il gallo canta all’alba (non è una barzelletta, è successo realmente) al divieto di coinvolgimento degli animali in sagre e feste, fino al creare le condizioni per impedire di fatto il proseguimento di attività secolari, addirittura millenarie, come la pastorizia e l’alpeggio. Si arriva, su scala mondiale, a voler imporre a Stati e popolazioni dei Paesi in via di sviluppo come gestire la propria fauna e il proprio ambiente; una forma di neocolonialismo culturale altrettanto inaccettabile di quello militare, economico o territoriale.
In questo contesto la caccia, non a caso fra le attività della ruralità la più osteggiata e attaccata, rappresenta una resistenza culturale. Quella di un mondo che non vuole essere dimenticato né omologato, che chiede rispetto per le proprie tradizioni e per il proprio sapere; che ritiene – a ragione – di avere molto da dare e, consentitemelo, da insegnare alla società moderna. Urbana e non solo.
La caccia, così come le attività di chi vive e lavora nei territori rurali, è tradizione, cultura millenaria e strumento di equilibrio ambientale. Rappresenta una pratica concreta di gestione faunistica, utile anche a contenere squilibri che spesso sfociano in danni per l’agricoltura e l’ambiente stesso. Nelle cosiddette zone marginali, spesso dimenticate dallo sviluppo urbano e istituzionale, quelle sulle quali qualcuno di recente ha proposto un “accompagnamento al declino”, l’attività venatoria rappresenta una delle poche presenze stabili, capaci di generare indotto, mantenere sentieri e infrastrutture, garantire un presidio umano dove lo spopolamento avanza.
È il momento di rimettere al centro il valore del territorio, delle sue comunità e delle attività che, come la caccia, non sono passatempi, ma espressione di un equilibrio profondo tra uomo e natura. Siamo convinti che la ruralità sia parte essenziale dell’identità del nostro Paese: non solo custode del passato, ma motore di un dialogo nuovo tra città e campagna, tra cultura urbana e cultura della terra, tra protezione ambientale e presenza umana consapevole.
Forse è tempo di chiederci non solo dove vogliamo fuggire, ma perché. E soprattutto con quale spirito.

Marco Ramanzini

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Sito

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