CACCIA & TIRO n. 10/2025

Riflettori accesi sulla Peste Suina Africana: ne parliamo sul numero in uscita e lo facciamo con il resoconto di un convegno durante il quale dirigenti, componenti degli ATC, responsabili delle squadre di caccia al cinghiale hanno incontrato Governo e Commissario Straordinario per fare il punto e per avere risposte precise a richieste e proposte per rendere più incisiva l’azione di contrasto al virus. Richieste e proposte, in questo caso invece dagli utilizzatori e dal mercato, ci arrivano in merito alle novità sulle attrezzature maggiormente indicate per la caccia al cinghiale. Mentre sul “lato tiro a volo”, inauguriamo una rubrica che ospiterà una serie di interventi dedicati ai 100 anni di storia della Fitav in vista delle celebrazioni che culmineranno nell’agosto del 2026. Con un occhio di riguardo nel dare voce ancora una volta ad alcuni protagonisti delle pedane del Bel Paese, tra i quali i campioni del Mondiale di elica e le tiratrici della Pink Cup 2025. Protagonisti e protagoniste di gesta sportive da ricordare come quelle che hanno animato il 6° Mondiale di tiro sportivo – 5° Trofeo Modugno, il Mondiale di arco storico che si è tenuto in Ungheria e i Campionati italiani Assoluti di field target.

Sommario

PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini

CACCIA

ATTUALITÀ
Riflettori accesi sulla PSA – a cura della Redazione

DALLE AZIENDE
Nel segno della passione per il “re della macchia” – di Jacopo Foti

GESTIONE
Per una buona gestione degli ATC – di Roberto Mazzoni Della Stella

CINOFILIA
Selezioni Campionati del mondo: un lavoro lungo un anno – di Matteo De Chiara

CULTURA
Eugenio Cecconi: la Maremma tra caccia e dignità delle donne – di Carlo Romanelli

TIRO SPORTIVO

COACHING
Coaching & piattello, connubio perfetto – di Giorgio Fabris

DiISCIPLINE
Elica: storia e regolamenti tecnici – di Riccardo Monzoni

INSERTO FITAV

LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi

VERSO IL CENTENARIO
Quando il tiro a volo entrò nella storia d’Italia – di Massimiliano Naldoni

SETTORE GIOVANILE
L’arte di insegnare il tiro a volo – di M.N.

PARA-TRAP
Titolo iridato per Cormons – a cura della Redazione

SOCIETÀ SPORTIVE
Tav San Pellegrino tra storia e futuro – di M.N.

EVENTI
Pink Cup 2025: la forza e la resilienza femminile – di Michelangelo Lombardi

ELICA
L’azzurro a forti tinte del Mondiale di Ghedi – di Francesca Domenichini

INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc

A CACCIA DI SPORT – di Felice Buglione

TIRO SPORTIVO
6° Mondiale di tiro sportivo e 5° Trofeo Modugno

TIRO CON L’ARCO
Mondiali arco storico Hdh-Iaa: una prima volta d’eccellenza

FIELD TARGET
L’Irlanda del Nord e il “suo” Mondiale
A Fagnano Castello i titoli italiani 2025

TIRO DI CAMPAGNA
13° Campionato italiano a 200 mt

CINOFILIA
La Finalissima del Tricolore seguita su lepre cat. Mute

TIRO A SEGNO

SEZIONI
I Campioni dello sport del Tsn Faenza

Editoriale

Un ruolo sociale

Gli italiani che non la praticano e non hanno un cacciatore in famiglia o nella cerchia degli amici più stretti, per loro stessa ammissione della caccia, delle leggi che la regolano e di come viene svolta non sanno niente. Nella migliore delle ipotesi non se ne interessano, né in un senso né nell’altro. Nella peggiore, purtroppo, prendono per buone informazioni basate prevalentemente su emozioni e posizioni personali piuttosto che sui fatti. Troppo spesso prevalgono semplificazioni, pregiudizi e luoghi comuni…

Eppure, come ho già avuto modo di accennare da questo spazio, dietro la figura del cacciatore moderno si cela una realtà ben più complessa, responsabile e utile alla collettività. Un fatto che non manca mai di essere riconosciuto dalle Istituzioni, dalle Associazioni agricole e dagli ambienti scientifici – almeno quando non rispondono a ideologie che con la scienza nulla dovrebbero avere a che fare su nessun tema – ma che non riesce a essere trasmesso alla società. È emerso con chiarezza anche durante il recente appuntamento organizzato dalla Federazione Italiana della Caccia dedicato alla Peste Suina Africana (PSA), un’emergenza sanitaria che coinvolge direttamente il patrimonio faunistico, agricolo ed economico del nostro Paese. Durante l’incontro, di cui potete leggere la cronaca in questo stesso numero, è emerso un concetto fondamentale: i cacciatori non sono semplici fruitori del territorio, ma veri e propri operatori attivi nella prevenzione e gestione di questa potenziale calamità. Essenziale, è stato sottolineato anche in numerose occasioni dallo stesso Commissario straordinario per la PSA, l’impegno messo in campo: dalla ricerca delle carcasse di cinghiali potenzialmente infette al depopolamento richiesto per arginare la diffusione del virus. È fondamentale chiarire e ribadire la differenza tra l’attività venatoria regolamentata e gli abbattimenti di controllo, che avvengono su mandato delle Istituzioni con finalità sanitarie, come in questo caso nelle zone colpite dal virus, o di tutela dell’agricoltura come accade in pratica ogni giorno in tutta Italia. In questi contesti, il cacciatore non è un semplice “appassionato di caccia”, ma un tecnico del territorio, un volontario – anche questo aspetto è bene sottolinearlo – preparato, formato, capace e disponibile a intervenire dove le autorità ritengano serva il suo operato. Lo stesso vale per il monitoraggio delle zoonosi come la West Nile Disease, o Febbre del Nilo, e l’influenza aviaria, che da anni vedono coinvolti numerosi volontari (per restare in casa FIdC i soci ACMA ad esempio), in collaborazione con le autorità sanitarie. In questi ambiti, i cacciatori svolgono un ruolo chiave nel controllo attivo delle cosiddette specie sentinella, in particolare i corvidi nel primo caso e gli uccelli acquatici nel secondo. Il monitoraggio di questi animali, eseguiti nel rispetto delle normative e in collaborazione con gli enti preposti, consentono ai laboratori veterinari di disporre di campioni freschi e affidabili, accelerando i processi di diagnosi precoce e il contenimento di eventuali focolai. È dunque evidente come la figura del cacciatore oggi si configuri sempre più come una risorsa per l’intera società: una persona che mette a disposizione il proprio tempo, la propria esperienza e la conoscenza del territorio per tutelare la salute pubblica, la biodiversità e le attività economiche che da essa dipendono. Un ruolo che merita di essere riconosciuto, valorizzato e sostenuto. Anche dall’opinione pubblica. La caccia responsabile, esercitata secondo i principi della sostenibilità, non si esaurisce nell’esercizio di una comunque pienamente legittima attività ludica e non è in contrasto con la conservazione dell’ambiente, ma si configura come uno strumento integrato di gestione faunistica e ambientale. I cacciatori italiani stanno dimostrando, e non da ora, con i fatti che la passione venatoria può convivere con una forte coscienza civica. Lo hanno fatto col Covid, lo stanno facendo con la PSA. Lo hanno fatto, lo fanno e lo faranno ogni volta che sarà chiesto il loro aiuto. Sempre, dove serve e per il bene di tutti.

Marco Ramanzini

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Sito

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