Le pagine di febbraio del nostro – e vostro – mensile si aprono con una panoramica sulla 70a Assemblea straordinaria Federcaccia, durante la quale bilanci, strategie e visione futura sono stati gli argomenti al centro dei lavori. Operatività a livello nazionale che ha interessato anche il Convegno sulla Nature Restoration Law: una sfida, quella del Regolamento europeo sul ripristino della natura, che, tra i numerosi soggetti convolti chiama in causa anche la caccia. E a chiamare in causa la caccia, nella fattispecie le ricette di selvaggina, è persino la cucina italiana, dichiarata lo scorso dicembre patrimonio UNESCO. La cultura alimentare legata alla pratica venatoria infatti vanta uno stretto legame con la ruralità, spesso tramandata di generazione in generazione, come un vero e proprio tesoro da custodire gelosamente. E a proposito di “tesori”, come non parlare di una doppietta Beretta-Zanotti che, per un singolare destino, dopo essere stata battuta, ormai tempo fa, al banco della casa d’aste inglese Holt’s, è tornata nella sua terra d’origine, la Romagna? Restando in tema di Regioni, proprio su questo numero della rivista inauguriamo una rubrica dedicata al lavoro sul territorio condotto dalle realtà FIdC, senza trascurare tutto ciò che rappresenta il “tessuto connettivo regionale”, come le attrattive turistiche, le tradizioni enogastronomiche e molto altro ancora. Mentre al centro della nostra informazione sportiva spiccano per importanza sia il focus sulla fucina di talenti che il Settore Giovanile Fitav nel corso dei suoi 40 anni di attività ha forgiato che la nomina dell’Italia Team 2026 di trap e di skeet. Per non parlare poi dell’anticipazione di uno dei massimi eventi ospitati nel Bel Paese tiravolistico: il Mondiale di compak sporting sulle pedane del marchigiano Tav San Martino di Rio Salso. Tiro sportivo orgoglio italiano così ben rappresentato anche dai portacolori Fidasc. Lo stesso dicasi per la cinofilia che corre sotto le insegne federali: a parlarcene in questa occasione sono i coordinatori nazionali Giuseppe De Meo, del comparto seguita su cinghiale e Elisa Lucibello, del settore segugismo su lepre.
Sommario
PRIMO PIANO – di Marco Ramanzini
CACCIA
NEWS – a cura della Redazione
EVENTI
FIdC: 70ª Assemblea nazionale straordinaria – di Matteo De Chiara
CONVEGNI
Nature Restoration Law: il confronto – di M.D.C.
Agrivoltaico e tutela del territorio – di Giovanni Lazzeri
GESTIONE
Cinghiale: tecniche di caccia e comportamenti sociali – di Valter Trocchi
Contenimento volpi: gli effetti sulle lepri – di Roberto Mazzoni Della Stella
CULTURA
La caccia celebra la cucina italiana patrimonio UNESCO – di Barbara Biggi e Carlo Romanelli
STORIE D’ARCHIBUGIERIA
Il destino di un fucile – di Roberto Aguzzoni
L’INTERVISTA
Eos: nel segno del rinnovamento – di Francesca Domenichini
DALLA CALABRIA
Intervista a Giuseppe Giordano – a cura di Anna Ardifuoco
TIRO A VOLO
COACHING
Il momento della ripartenza – di Giorgio Fabris
TECNICA
Sport di precisione: correzione errori e progressione tecnica – di Riccardo Monzoni
INSERTO FITAV
LINEA DI TIRO – di Luciano Rossi
VERSO IL CENTENARIO
Settore Giovanile: il cantiere dei talenti – di Massimiliano Naldoni
STAGIONE AGONISTICA
Trap e skeet 2026: un anno tutto da scrivere – di Michelangelo Lombardi
Le donne e gli uomini dell’Italia Team 2026 – di M.L.
Discipline non olimpiche: una stagione entusiasmante – di M.N.
COMPAK SPORTING
Un Mondiale tutto italiano – di M.L.
ASSOCIAZIONI SPORTIVE
Il Tav Berra torna a fiorire – di M.N.
Triestina Tiro a volo: in pedana la Coppa Città di Muggia – a cura della Redazione
INSERTO FIDASC – a cura dell’Ufficio Stampa Fidasc
A CACCIA DI SPORT – di Felice Buglione
CINOFILIA
Un “nuovo mondo” per le gare Fidasc
Segugismo su lepre: la parola a Elisa Lucibello
TIRO SPORTIVO
Citriniti: “Uniti si vince, sempre”
ENGLISH SPORTING
Il banco di prova del Campionato italiano invernale
MULTISPORT
Gran Gala dei Campioni Fidasc Campania
TIRO A SEGNO
STAGIONE AGONISTICA
Juniores di scena nella classicissima H&N CUP – a cura dell’Ufficio Stampa Uits
Editoriale
Le radici nel piatto
Nel mosaico di sapori che compone la nostra tavola, la cucina di selvaggina non rappresenta una tessera marginale, ma la radice più profonda del nostro rapporto con la terra, l’ambiente e la natura
Il profumo dei tordi arrostiti insieme con i fegatelli sulle piastre a carbonella avvolge il Palazzo Pieri-Nerli […] Attorno, per le strette strade lastricate di Montalcino, patria del Brunello, è un brulicare di gente. Così, con un riferimento esplicito alla caccia Carlo Petrini rievoca con Gigi Padovani le origini di Slow Food nel libro Slow Food Revolution, descrivendo come la nostalgia per i sapori e la convivialità di un tempo sia stata la molla che lo ha spinto a fondare quel movimento. Poco più di 20 anni dopo, la recente iscrizione della cucina italiana fra i Patrimoni culturali immateriali dell’umanità UNESCO rappresenta il riconoscimento, oltre le ricette, di un aspetto sociale, ben simboleggiato da quello spiedo, che definisce la nostra identità. Nel mosaico di sapori che compone la nostra tavola, la cucina di selvaggina non rappresenta una tessera marginale, ma la radice più profonda del nostro rapporto con la terra, l’ambiente e la natura. Evolutosi da necessità di sussistenza a pilastro della gastronomia, dal punto di vista sociale il consumo di selvaggina incarna l’essenza stessa della nostra passione: la convivialità. Non esiste momento più bello e denso di significato per un cacciatore del condividere con la famiglia e gli amici il frutto di una giornata nel bosco o in valle. In quel gesto all’apparenza semplice, quasi banale, si legge la manifestazione di massimo rispetto per il selvatico. Simbolismi a parte, assistiamo da qualche anno a una rinascita straordinaria di interesse attorno alla cucina di selvaggina. Un tempo confinata al consumo familiare o alle trattorie di provincia – fatta l’eccezione di pochi, spesso per questo definiti “rivoluzionari” chef – oggi vediamo a livello internazionale una nuova generazione di giovani cuochi che sta riportando il selvatico al centro del dibattito culinario. È un ritorno al futuro guidato oltre che dal gusto da una consapevolezza etica e nutrizionale legata al dato oggettivo della salubrità di queste carni e della loro sostenibilità. Non è un caso che alla base dell’aumento significativo di donne e giovani, anche provenienti da contesti urbani e privi di tradizioni familiari, fra i cacciatori in Germania rientri proprio la possibilità di consumare carne selvatica. Una consapevolezza che è necessario aiutare a diffondere anche nel nostro Paese: un’operazione che vede in prima linea Federcaccia, impegnata con progetti di valorizzazione della gastronomia venatoria, sia autonomamente sia attraverso il lavoro con Fondazione UNA. Un esempio d’eccellenza è il progetto “Selvatici e Buoni”, che mira a creare una filiera delle carni selvatiche promuovendone la scoperta e il consumo. Paradossalmente, mentre una parte della narrazione pubblica dipinge gli italiani contrari alla caccia, i fatti raccontano un’altra storia, fatta di successo di sagre, fiere dedicate e della crescente richiesta di piatti a base di selvaggina nei ristoranti. Il cibo abbatte il pregiudizio: la bontà del piatto diventa il miglior ambasciatore della correttezza e sostenibilità del prelievo. Valorizzare la cucina di caccia significa, in definitiva, difendere un pezzo di quel patrimonio UNESCO che il mondo ci riconosce. È cultura, è salute, è vita.
Marco Ramanzini
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